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Vale anche per me., sussurrò, riguardo al sorriso. Solo che lui doveva resistere per forza, non potendo aprire gli occhi e guardarlo. A quel punto, chiuse le palpebre, che tanto non cambiava niente, ma gli dava la sensazione di essere uguale a Khoren - ironico, dato che l'altro aveva chiuso gli occhi per lo stesso motivo. Sentì la domanda: non mi dispiace. Anzi, devo ammettere di apprezzarlo. Specie il fondente., replicò, il tono pacato, morbido. Mosse appena il viso verso la sua mano, aspettando una qualsivoglia spiegazione per quella domanda.
Ah, gli piaceva. Quindi tutte le ragazze della sua classe che aveva sentito chiacchierare gli avrebbero dato il cioccolato e Tesla avrebbe accettato =3= Colse il movimento della mano e, non si sa come, parve capire. Ah, no è che... in classe Yuui-sensei non parla di altro, per il fatto che tra un po' c'è quella scocciatura di san valentino., borbottò. Lo occhieggiò, per poi abbassare lo sguardo sulla mano che ancora teneva quella di Tesla. Mosse appena le dita, sfiorandogli il dorso. In classe c'è un sacco di gente che vuole regalartelo., aggiunse.
So, the Mad Hatter caught poor Alice in his creepy trap.
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Sorrise tra sè e sè a quel pensiero che aveva captato, e ascoltò interessato la spiegazione di quella domanda. All'aggiunta, non si sorprese. Erano anni ormai che sapeva esercitare il suo fascino sugli umani, anche quando non ci pensava granchè. Non lo accetterò certo dal primo studente che capita., replicò, il tono basso, che nascondeva un sorriso e un secondo significato.
E Khoren era tanto sveglio, ma non su queste cose. Ael, sappi che ti compatiamo. Ah...; replicò soltanto, un po' sorpreso per la verità. Già avrebbe dovuto pensarci. Uno come Tesla piaceva talmente a tante persone, che era inevitabile - quasi matematico - che ne ricambiasse almeno una. Osservò di nuovo la mano: forse non doveva tenergliela a quel modo, se gli piaceva qualcuno. Chissà, forse Tesla stava assecondando il suo capriccio da moccioso.
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E lui, a quella risposta, proprio non potè lasciarsi sfuggire tutti i pensieri che c'erano dietro. E quell'ingenuità era così dolce, specie comparata a tutto l'intuito e la sveltezza di riflessi che invece si indovinavano in ogni altra cosa. Quasi in risposta al pensiero riguardo le mani, strinse appena appena la presa, il giusto per farglielo notare e capire, quindi avvicinò il viso e sfiorò - uno sfiorare leggerissimo - la guancia di Khoren con le labbra, lasciandosi guidare totalmente dall'istinto. In pratica, voleva semplicemente baciarlo - anche se non era propriamente un bacio - poi il dove era un dettaglio insignificante. °-°"
Era arrossito, al leggero sfiorare la guancia di Tesla. Si chiedeva seriamente perché. Ma non lo chiedeva a voce. Quasi sperava che glielo leggesse nella mente, perché era imbarazzante chiederlo a voce. Ecco cosa, in un certo senso, non gli piaceva: si sentiva totalmente scoperto con Tesla. Perché non avvertiva il pericolo, al contrario c'era sempre una sorta di sensazione confortante con lui. E quindi automaticamente lui calava le difese. Inspirò. Non poteva sempre stare a sperare che Tesla leggesse qualcosa nella sua mente. Perché...?, mormorò in richiesta.
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Aveva letto il perchè nei suoi pensieri, ma francamente ci stava ancora pensando. Quando poi l'altro lo domandò a voce, la mano che ancora vagava attorno al suo viso, raggiunse i capelli, passandovi piano due dita. Sarebbe presuntuoso, o quanto mai infantile da parte mia, Khoren, sperare che tu sia fra le persone che intendono regalarmi del cioccolato?, domandò a sua volta, invece di rispondere, come se anche quello facesse parte della risposta. Quasi come prima, quando aveva architettato tutte quelle domande sullo scusarsi a vicenda. Tesla era proprio strano ò_ò
Molto strano. Alla domanda si era sentito a disagio. Era così facile da leggere? Eppure era sicuro di non aver pensato nulla che potesse lasciar intendere un'idea simile. Questo peggiorava le cose. Significava che Tesla riusciva a capire senza nemmeno bisogno di spiare i pensieri che aveva. Sarebbe presuntuoso vista la quantità industriale che cercheranno di rifilarti, questo sì., borbottò burbero - insomma, è pur sempre Khoren questo qui! - e con un filo di arroganza. Sospirò: E io il cioccolato non lo so fare, a meno che non chieda a Yuui-sensei di aiutarmi. Ma lo hai detto tu, che non accetti il cioccolato di chiunque., concluse. Beh, insomma: si imbarazzava più facilmente di quanto volesse far credere, ma questo non significava certo che non fosse un minimo furbo.
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Sorrise appena appena, soddisfatto per quella risposta. Ho detto che accetterò il cioccolato di un solo studente., lo corresse, rialzando il viso e allontanando le mani. Si voltò e, aiutato dall'aria e dalle percezioni, tornò alla cattedra. E sei tu, quello studente., aggiunse con un mezzo sorriso, forse divertito, forse... chissà. Era fin troppo imperscrutabile, quell'espressione, così insolita in lui, ma che non sciupava quell'aura di assoluta irraggiungibilità che emanava. Ma che Khoren sembrava in qualche modo aver... spezzato.
Per una volta, ringraziò il fatto che Tesla non lo vedeva, perché divenne di fuoco. Ma come solo da lui? Cioè, non che gli dispiacesse, in fondo. Beh, comunque non contarci, non so nemmeno se avrò il tempo e la pazienza per una lezione da solo con Yuui-sensei per questa cosa del cioccolato., borbottò, come se non avesse davvero intenzione di regalarglielo. Lo aveva osservato allonarsi ed era stato sollevato dalla cosa. Supponeva che Tesla avesse un ottimo udito e considerando quanto gli si era innaturalmente e inspiegabilmente velocizzato il battito, era meglio che fosse distante.
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Anche se le vibrazioni nell'aria le avvertiva comunque. Non per niente era a conoscenza dell'effetto che faceva a immortali e umani anche senza bisogno di vederli. Insomma, è pur sempre Tesla. Non importa... andrà bene comunque., soffiò, come un papà che ha pazienza con il figlioletto che non riesce in un'operazione matematica. Scostò la sedia dalla scrivania prendendola per lo schienale, un movimento così comune ma che lui seppe rendere così maledettamente elegante; vi si sedette, sfiorando la copertina del libro. Si voltò appena verso Khoren, rialzando il viso. Come mai eri venuto qui?, domandò solo in quel momento, come se Khoren non l'avesse fatto capire, come se lui non l'avesse già intuito o come se fosse importante. Ma è sempre Tesla.
Lo fissò, senza perdersi un movimento. Magari... poteva anche dirglielo. Dopotutto, Tesla era l'unico con cui non parlava a monosillabi o con gli insulti o con il solo intento di allontanare le persone. Recuperò una sedia, portandola verso la cattedra e posizionandosi esattamente di fronte all'altro. Si sedette su di essa al contrario, poggiando le braccia leggermente incrociate sullo schienale e in parte sulla cattedra, visto che ci stava attaccato. Posò il viso sulle braccia, tacendo come se ci fosse bisogno di pensarci, alla risposta. Mi andava..., indugiò. Ma tanto, se non glielo diceva lo avrebbe letto, supponeva. ...di vederti. Tutto qui., concluse, un leggero broncio e il viso leggermente voltato verso sinistra.
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Seguendo solo i rumori, spostò il viso mentre l'altro si sedeva di fronte a lui. Sorrise impercettibilmente a quella risposta. Speravo lo facessi., ammise, il tono morbido. Andava anche a me. Solo che quando voglio incontrare qualcuno, a quanto pare, non mi riesce., nel parlare, verso la fine della frase, spostò lo sguardo (?) verso la finestra, i capelli che coprivano metà viso.