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TAKUMA ICHIJOU
Era uscito dalla classe con gli altri. Solo, poi non aveva preso la stessa direzione dei compagni, verso il dormitorio. Senza alcuna ragione in particolare, era rimasto, vagante, nella struttura scolastica, fingendo di avere chissà quale incombenza. Aveva i libri sottobraccio e la divisa scolastica, impeccabile, al solito. I capelli biondi scompigliati, neanche si fosse appena svegliato (come in effetti era, più o meno). Camminava mantenendo l'andatura regolare, senza pensare a nulla in particolare. O forse sì. Non si può mai dire, con lui.
Quanto era durato a vagare senza meta? Così poco che, facendo la strada a ritroso e tornando in aula, questa non era ancora completamente vuota. Qualche compagno - specie i nuovi - lo aveva guardato perplesso. Altri, quelli abituati, o che lo conoscevano ormai da tempo, si erano limitati ad un cenno nell'incrociarlo. Si era diretto al banco e, quando erano usciti tutti, aveva messo via il libro che aveva iniziato a leggere, solo per passare il tempo e non sembrare un folle a tornare in classe senza motivo. Ora, mani in tasca, schiena contro lo schienale, fissava un punto imprecisato della lavagna: impossibile dire cosa stesse pensando.
So, the Mad Hatter caught poor Alice in his creepy trap.
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ICHIJOU
Magari poteva mettersi a leggere qualche manga! CHe idea geniale. Si lodava da solo. Si accorse però con orrore e disperazione (?) di aver lasciato il suo prezioso fumetto nell'aula. Terrore! Urgeva tornare in classe il più in fretta possibile! Presto! ...okay, basta. Fece immediatamente marcia indietro, tornando all'aula neanche in pericolo ci fosse la sua vita. Beh, quasi, dai. Una volta lì vicino però si accorse che l'aula non era vuota. Forse non erano usciti tutti? Sentiva un odore familiare. Aperta la porta, si rese conto che era più familiare del previsto. Il viso si rilassò: ciao, Shiki., lo salutò con il suo solito sorriso. Lo vide imbambolato, indifferente. Al solito, insomma.
Si voltò, al saluto, anche se l'espressione non mutò troppo: Ciao.; salutò semplicemente di rimando. Lo sguardo non tornò comunque sulla lavagna - prima ci stava perché stava pensando e non c'era altro da guardare. Come mai in aula?, chiese, notando che effettivamente lui ci stava perché non aveva altro di meglio da fare, ma lui non era nemmeno il vice capo dormitorio. E diciamocelo: Takuma Ichijou aveva sempre qualcosa da fare.
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ICHIJOU
Nel mentre si era infilato nell'aula. Posò i libri sulla cattedra, il primo piano che trovò, e arrivò al suo banco. Aww, i fumetti erano lì *-* li prese in concomitanza con la domanda di Shiki. Sono tornato indietro per questi., rispose, agitandoli appena - non troppo, potevano rovinarsi! - e poi scrollò le spalle. Anche se in realtà non stavo tornando in dormitorio., ammise. SI appoggiò al banco, osservandolo. Tu?, domandò, anche se già sapeva la risposta, conoscendolo.
Gli parve quasi ovvia la risposta, quando vide i fumetti, anche se normalmente pensavi che uno si potesse scordare i libri. Ma Ichijo era un caso a parte e lo sapevano tutti. Alla sua domanda, non sapeva se Ichijo si aspettava quella risposta o un'altra, ma diede comunque quella sincera: Più che altro pensavo., replicò. Anche se di solito quando si fermava in aula o in posti impensabili, era perché si annoiava e si fermava semplicemente nel primo punto che trovava per farlo.
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Chinò appena la testa di lato, stile cagnolino. E a che cosa?, gli domandò, curioso. Shiki di solito aveva due tipologie di pensiero: una senza alcun senso, che lo portasse oltre i lidi dell'immaginazione, lasciandolo vagare senza un vero scopo o meta; l'altra invece che aveva perlomeno uno scopo, un punto fermo. Ne esisteva anche una terza, ma con suo sommo dispiacere non era ancora riuscito a catalogarla per bene. Si appoggiò per bene al banco, osservandolo come un cagnolino.
Ci pensò su: in realtà aveva lasciato aperti un sacco di pensieri contemporaneamente, come delle finestre ed era passato dall'uno all'altro, anche lasciandoli incompleti. Un po' di cose, per la verità.; ammise. Parve riordinate quel "po' di cose", prima di parlare nuovamente: Tutti questi nuovi studenti che arrivano, per esempio. Poi, che presto ci saranno delle vacanze e torniamo tutti a casa., elencò, come se fosse la lista della spesa, oltretutto. E che il capo dormitorio mi trascura., aggiunse, con un cambio d'espressione leggero, tipico di quando scherzava con Ichijou.
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ICHIJOU
Lo ascoltò, senza perdersi neanche una parola; pendeva dalle sue labbra come un bambino con il maestro. Ascoltò tutto, annuì appena riguardo alle vacanze e poi ridacchiò all'ultima. Come, ti trascura?Aw! Povero Shiki! BIsogna trovare una soluzione!, esclamò, quasi sconvolto. Il sorriso però sempre in agguato dietro quella faccia di bronzo.
L'incurvarsi di labbra fu lieve, ma ci fu. Ichijou non cambiava mai. Tese una mano verso di lui: Capo dormitorio, devo chiederti una cosa seria., lo esortò e pareva davvero serio a sua volta. Non che di solito avesse i pupazzini in faccia, eh? Attese, in silenzio. Era da un po' che gli ronzava per la testa quella domanda: Rima, probabilmente, non avrebbe approvato, ma in fondo contava entro certi limiti. Era cosciente che non se la sarebbe presa troppo... magari giusto il broncio per un paio di giorni.
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Notò prima la mano, poi sentì la domanda. Fissò quella, poi Shiki. Doveva prendergli la mano e rispondere, era un gioco? °-° Comunque sia, gliela prese. Lo stava incuriosendo così! E lo sapeva! Chiedimi pure., replicò, cortese come suo solito, la presa sulla mano di Shiki leggera e gentile. Neanche temesse di fargli male, stringendola troppo forte.
Lo tirò appena, giusto per avvicinarlo e non essere udito da eventuali orecchie indiscrete. Non era tipo da raccontare i fatti suoi al mondo, Shiki. Quando il biondo fu abbastanza vicino, fu lui a sciogliere la presa, per... cingergli la vita °-° Alzò lo sguardo, per forza di cose: Capo dormitorio, andiamo in vacanza insieme?; domandò, come se gli stesse chiedendo di passargli un compito e simili. Se rispondeva di no, almeno non aveva il dubbio di quale sarebbe stata la risposta per aver taciuto.
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ICHIJOU
Quando Shiki lo avvicinò, lo aveva lasciato fare, perplesso. Poi, a quella sottospecie di abbraccio, praticamente si sciolse. Alla domanda fu pure peggio. Che bell'idea, Shiki! Ma certo!, esclamò, contentissimo. In vacanza con Shiki! Lui e Shiki! ...lui e Shiki? Da soli? Io e te?, se ne uscì poi, come se ci avesse riflettuto dopo.